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Archivi Digitali - Strumenti e Tecniche



Evoluzione dei browser

Da anni ci chiediamo del perché i creatori dei browser, strumenti necessari alla consultazione su rete Internet delle pagine web, non abbiano mai implementato all'interno di essi dei meccanismi, script, routine di calcolo o semplici accorgimenti tecnici, per la protezione del materiale digitale, sia questo composto da testi, immagini, audio, video o quant'altro presente in una normale pagina in html.

Qualsiasi software progettato per compiere determinate azioni viene adeguatamente protetto, mediante compilazione, nascondendo il proprio codice sorgente (salvo i c.d. open source) ad evitare che altri possano leggere "in chiaro" gli algoritmi che ne controllano le preziose funzionalità.

Il primo "popolare" browser fu certamente Netscape: forse pochi ricordano che, nel complesso, costituiva una vera e propria "suite" di programmi con la possibilità, oltre la normale navigazione, di chattare, ricevere / spedire posta elettronica e realizzare / correggere pagine in html. Per far questo, consentiva l'accesso al codice sorgente delle pagine creando tuttavia, in tal modo, un "fastidioso" precedente. Già, perchè, purtroppo, da allora, tutti i browser successivi implementarono questa funzionalità pur non avendo le stesse particolarità di Netscape. Utilità certamente molto comoda per i programmatori ma con un grave "difetto": rendere visibile a tutti il codice sorgente delle pagine visualizzate.

Possiamo comprendere le esigenze iniziali, in tempi pionieristici per la rete, non solo di diffondere il codice di programmazione necessario alla scrittura di pagine web ma anche di rendere "friendly" il web, aperto e trasparente in ogni sua funzione, ma ora? Perchè un utente dovrebbe accedere al codice sorgente come se ne fosse il programmatore / ideatore? Perchè un utente può impedire l'esecuzione di parti di codice disattivando Java o JavaScript? Perchè è possibile individuare, leggendone l'indirizzo in chiaro, la directory sorgente dei file e, infine, perchè è possibile copiare, salvare, stampare tutto e di più senza alcun riguardo per chi è proprietario del materiale, senza accertarsi se esso sia d'accordo o meno a che possa essere copiato e utilizzato il frutto del suo lavoro?

Le esigenze dei produttori di hardware si scontrano, in questo caso, con quelle degli editori. Se i primi sono ben contenti di offrire tante "incredibili" funzionalità agli utenti, guardandosi bene dall'implementare sistemi di protezione (salvo quando entrano direttamente in gioco diventando a loro volta editori) ricavandone un evidente vantaggio, i secondi non lo sono altrettanto quando quel vantaggio va ad intaccare, sensibilmente, i propri interessi, sia giuridici che economici.

Crediamo fermamente che il lavoro, di chiunque, debba sempre essere rispettato: anche il semplice scatto fotografico, digitalizzato, elaborato, corredato di una breve didascalia e portato in rete richiede una mole di attività che sfugge non solo agli utenti finali ma, purtroppo, e forse con dolo, a chi ben dovrebbe conoscere le problematiche legate all'editoria digitale traendo altresì vantaggio, indirettamente, dalla leggerezza con la quale il diritto d'autore viene trattato in Italia e nelle sedi competenti.

Nell'ideazione di Archivi Digitali® grande è stata la nostra attenzione soprattutto alle esigenze (sottolineiamo: pratiche) inerenti il diritto di chi produce, elabora, assembla e distribuisce edizioni digitali, pubblicazioni per propria natura impalpabili ma il cui valore storico, culturale, tecnico e scientifico è inversamente proporzionale al "peso" fisico che le contraddistingue.

Ci auguriamo che il nostro modello editoriale possa essere "adottato" quale strumento standard per la pubblicazione di edizioni digitali così da favorire e incrementare, nel rispetto delle specifiche necessità e tutele, un settore destinato a divenire di primaria importanza nell'economia nazionale ed internazionale.

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Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2018